In Sardegna, presso la Chiesa di San Bernardino di Mogoro, il lunedì di Pasqua del 1604 mentre il parroco, Don Salvatore Spiga, distribuiva la Santa Comunione, avvenne un Miracolo Eucaristico.

Nell’Aprile del 1604 nella Chiesa di San Bernardino della diocesi di Ales-Terralba, durante la Santa Messa del lunedì di Pasqua, celebrata dal parroco don Salvatore Spiga, si accostarono alla comunione anche due uomini dalla vita dissoluta senza essersi confessati. Appena questi ricevettero le Particole in bocca, non riuscirono a trattenerle e le sputarono a terra sulla pietra in quanto queste erano divenute bollenti come dei carboni ardenti e avevano bruciato la lingua dei due sacrileghi. I due uomini, pieni di rimorsi e confusione, terrorizzati si dileguarono. Il reverendo Don Salvatore Spiga, dopo avere distribuito la comunione e avere riposto la pisside nel tabernacolo, fu avvertito dai sacristi che sul gradino dell’altare, laddove erano inginocchiati i fedeli, vi erano due ostie consacrate. Lo stupore del sacerdote fu grande perché certo che nessuna particola fosse caduta dalla pisside né dalle sue mani. Raccolte da terra le ostie il sacerdote pulì la pietra nel punto dove erano cadute e con meraviglia vide che queste avevano lasciato la loro impronta “come nodi nel legno”, scriveva il padre Alfonso Casu che per primo tradusse il “reportage” sull’avvenimento, siglato in latino, dal padre Salvatore Vidal nel suo “Florentum Alverninum”.

Aggiungendo poi: «Piangeva il parroco, e quel popolo commosso riempì di gemiti e di lacrime la casa di Dio. Intanto giunse tale notizia al vescovo (Antonio Surreddu), e con sollecitudine il popolo lo pregava ad intervenire e constatare il prodigio». Era il miracolo eucaristico che fece di Mogoro e della chiesa di San Bernardino meta di pellegrinaggio d’ogni dove, mentre la comunità mogorese si adoperò perché l’evento fosse degnamente ricordato. La porzione del gradino con impresse le due ostie venne rimossa perché fosse sottratta all’usura del tempo e custodita in un reliquario, oggi visibile all’interno di una teca argentea sotto l’altare. Per rappresentare “la pedra del miracle”, si commissionò, appena 5 mesi dopo il miracolo, al pittore tardo manierista di Alghero, Francesco Pinna, operante a Cagliari, una pala d’altare, un tritico in cui al centro viene rappresentato il Miracolo Eucaristico, mentre sulle tavole laterali sono dipinti San Gavino e Sant’Antioco. Altro argomento della verità del miracolo è la venerazione in cui questa pietra fu tenuta nei secoli precedenti. Infatti era conservata in un apposito tempietto situato dentro la struttura dell’Altare Maggiore. Ce ne fa fede un l’atto pubblico rogato dal notaio Pedro Antonio Escano il 25 maggio 1686, con cui il Rettore di Mogoro stipulò un contratto per l’erezione di un tempietto di legno dorato sulla sommità dell’altare maggiore. Il tempietto che alla base doveva contenere una cavità per accogliervi la «pietra del Miracolo»”, la quale era conservata racchiusa entro una decorosa scatola, e collocata in modo che potesse essere veduta dai fedeli. La pietra presenta ancora oggi le impronte rotonde delle due Ostie.
Oggi, la pietra del Miracolo eucaristico è stata sistemata sotto il nuovo altare consacrato alla fine del 2005,custodita all’interno di una teca d’argento e dunque possibile ai fedeli vederla e tributarle tutti gli onori.
Per secoli la comunità cristiana locale ha commemorato questo prodigioso evento. Infatti in riparazione a quell’atto sacrilego, ogni anno, la domenica successiva a quella di Pasqua, a Mogoro si svolge una solenne processione eucaristica. Un popolo che con fede rinnova l’adorazione nella presenza reale del sangue e del corpo di Cristo nell’eucarestia.

Negli anni 1960 le tavole del retablo vennero trafugate e ritrovate fortunatamente nel 2011 grazie azione di intelligence condotta dai carabinieri del Comando tutela del patrimonio culturale.