Santissimo Crocifisso, Galtellì (NU)

A Galtellì, ospitale paese della Sardegna, situato ai piedi del Monte Tuttavista, in provincia di Nuoro, si trova all’interno di una sua Chiesa un Crocifisso in stile gotico toscano. Non si tratta di un crocifisso qualunque ma di un crocifisso miracoloso che viene venerato da secoli con grande concorso di popolo.
I miracoli e gli altri segni prodigiosi attribuiti a questo crocifisso non sono frutto di una semplice tradizione orale ma di atti autenticati da ben cinque notai; questo fatto rende tali eventi miracolosi unici al mondo. I miracoli del Cristo non sono avvenuti in una unica occasione, ma si sono ripetuti nel tempo, vi sono infatti testimonianze storiche di segni prodigiosi già nel 1550, nel 1580, nel 1601 e nel 1611, ma è dal 1612 che i fatti miracolosi furono documentati dagli atti Ufficiali, con testimonianze dirette e oculari di centinaia di persone, accorse da tutta la Sardegna e che assistettero agli eventi (verso la fine del 1612 si istruì un processo informativo).
Secondo la tradizione i segni prodigiosi del crocifisso si manifestarono sin dal suo arrivo a Galtellì, addirittura durante il suo percorso verso il paese.
I diversi riferimenti al simulacro nelle diverse epoche storiche, da parte di alcuni storici sardi, dimostrano quanto fosse conosciuto e venerato il prodigioso crocifisso nei secoli passati.
Intorno al 1550, Giovanni Arca, di Bitti, scrisse ” … fra tutte (le reliquie della diocesi di Galtellì) primeggia il miracoloso Crocifisso di Galtellì, e per l’impeccabile anatomia, e per la veneranda antichità, e per l’espressione del volto, soffuso di dolore, che ritrae a perfezione la forma del Martire del Calvario. Da varie parti del regno vengono i fedeli a venerarlo per i miracoli, per le grazie, avendo effuso sangue”.
Lo storico Fara intorno al 1580 scrive che “…esiste (a Galtellì) un altro tempio insigne per una devotissima immagine del Crocifisso che i popoli con molto concorso venerano”
Salvatore Vitale, intorno al 1645, scrive : “Tre sono in Sardegna i Crocifissi famosi per i loro miracoli. Il Primo quello di Oristano, nel convento dei frati minori conventuali. Il Secondo, quello di Galtellì, che opera straordinari miracoli. Lo abbiamo visto con profonda commozione e quasi svenimmo, osservano reverentemente quel volto, di tanta maestà, e l’aspetto doloroso dell’immagine, che riproduce a perfezione il Cristo; alla quale presenza, svelata l’immagine celebrammo il santo sacrificio… Il Terzo, è quello di Cagliari, nella chiesa cattedrale di San Giacomo di Villanova…”
Martin Saba pubblicò nel 1614 un libretto sui fatti prodigiosi del 1612, con una descrizione sommaria dei miracoli del Cristo di Galtellì, che ebbe un ampia diffusione. La fonte principale furono gli atti del processo che era stato fatto ad istanza del barone di Galtellì, Don Giovanni Fabrizio Manca Guiso.

L’arrivo del Cristo a Galtellì

L’arrivo del Crocifisso a Galtellì, secondo raffronti tra fonti storiche e testimonianze, viene fatto risalire al 1394, anno in cui il Papa Bonifacio IX, elesse alla sede vescovile di Galtellì un certo Fra Paolo da Roma, il quale portò con se il simulacro per sottrarlo dalla distruzione durante un saccheggio a Roma.
Secondo la tradizione più comune invece il simulacro giunto a Galtellì (da Cagliari, o secondo altra tradizione, dal mare di Orosei portato da gente di Sarule), è stato posto provvisoriamente nella chiesetta di Santa Maria delle torri; e quando il Vescovo di Galtellì, decise di trasportarlo nella Chiesa di San Pietro, sarebbe avvenuto un prodigio che costrinse i galtellinesi a riportare il simulacro dove era stato posto precedentemente. Infatti, durante il tragitto, i buoi che tiravano il carro sul quale stava il Crocifisso, non vollero andare avanti, né si riuscì a smuovere il carro nonostante si fossero aggiunti altri buoi. Nell’impossibilità di proseguire, si decise di tornare indietro, ed allora i buoi giunti davanti alla chiesa di Santa Maria delle torri, si fermarono e non vollero andare avanti. Era il segno che il luogo dove voleva essere collocato il crocifisso era proprio la piccola chiesa di Santa Maria delle torri. Successivamente questa chiesa venne abbattuta per costruirne una più grande, che fu dedicata al S.mo Crocifisso, ed è quella che ancora oggi rimane.
L’edificazione della Chiesa del S.mo Crocifisso (oggi Chiesa Parrocchiale) è avvenuta tra la fine del 1300 e i primi del 1400, ciò è confermato anche dalla presenza di una campana che porta la data del 1401. Una volta collocato il crocifisso, presso l’altare maggiore, non venne mai spostato perché, a voce di popolo, si diceva che erano avvenuti fatti strani e addirittura miracolosi, tutte le volte che si era tentato di toccare il simulacro per portarlo altrove, anche in processione, e questi prodigi erano stati interpretati come un segno che il crocifisso non voleva essere rimosso dal suo posto.
Volendo una volta, in tempo di necessità di acqua, abbassare il S.mo Crocifisso dal suo posto per portarlo in processione, apparve ai sacerdoti che lo volevano abbassare con l’aspetto severo e fu visto sudare, in modo tale che restarono atterriti e non ebbero il coraggio di toccarlo e subito si mosse l’aria e piovve moltissima acqua, e perciò mai osarono toglierlo dal luogo dove ora sta.
 
 

I Miracoli del Cristo di Galtellì

Prodigi al Suo arrivo

Secondo la tradizione all’arrivo del crocifisso a Galtellì, sgorgò improvvisamente, nel luogo dove si era fermato il carro, una fontana d’acqua. Il Cristo posto nella chiesa Cattedrale venne ritrovato l’indomani nella chiesa di Santa Maria delle torri.

Prodigi precedenti il 1612

Il prodigio sarebbe avvenuto negli ultimi giorni di aprile del 1601, in preparazione della festa del S.mo Crocifisso. Il Rev.do Antonio Guiso, (Commissario del Santo Offizio), insieme ad altri due sacerdoti galtellinesi, Antonio Pirella e Francesco Melis, salirono sul riquadro dove sta il S.mo Crocifisso, per spolverarlo, trovarono e videro con i loro stessi occhi che il S.mo Crocifisso aveva uno dei piedi schiodato e sollevato di circa un palmo dall’altro piede. Di ciò restarono meravigliati e intimoriti, tanto che non osarono continuare a pulire il simulacro, ma scesero dall’altare e lo lasciarono così; e dopo due giorni, quando ebbero il coraggio di svelare il S.mo Crocifisso lo trovarono inchiodato come prima… ».
Il curato Agostino Pisquedda, afferma che : « nel 1611, montato sull’altare per spolverare la Santa Immagine, trovò che il corpo e i capelli del Cristo erano umidi e bagnati ». Il Sacerdote pensò che ciò fosse dovuto a cause naturali. Solo nel 1612 si rese conto che si trattava di un fatto straordinario.

Prodigi del 1612

25 Aprile – Il Barone Antonio Guiso entrato in chiesa in processione assieme ad altre persone e scoperta l’immagine del Cristo per cantare i gosos si accorse che il cristo era ricoperto di molte gocce di sudore in special modo nella coscia, dove ne apparivano alcune grandi che poi si spargevano. Il fatto è confermato da numerosi testimoni, i quali si accorsero che il Cristo aveva bagnati capo e capelli nello spazio che è dietro la corona di spine…
27 Aprile – La santa immagine appariva bagnata di abbondante sudore, come vero sudore umano
29 Aprile – Tre curati avendo terminato di pulire il Crocifisso, videro con i propri occhi, sulla sua coscia sinistra, un palmo più o meno sopra il ginocchio, qualcosa come una perla bianca, la quale, appena apparsa, si
è divisa in tre parti che si sono trasformate in sangue vivo. I tre curati rimasero impressionati e si commossero al punto che uno svenne e un altro rimase tutto il giorno senza mangiare. Accorsero diverse persone.
1 Maggio – A mezzogiorno il Cristo riprese a sudare sangue che uscì dalla coscia sinistra. Accorse molta gente da diverse parti della Sardegna Tutti testimoniano e videro: «oltre alle gocce di sangue del 29 aprile, molte altre gocce di sangue vivo, grosse come grani di melograno sopra l’ombelico. Ne vide una che scorreva su
cosce e gamba, sulla spalla… » L’aspetto del Cristo appariva molto afflitto e causava timore e paura, per cui molti si misero a piangere.
2 Maggio – Sudore, sangue e volto addolorato del crocifisso.
Passate le 4 ore dopo mezzogiorno si è vista sul Santo Crocifisso scendere una goccia di sangue sopra il ginocchio sinistro, che poi si è sparso e si è visto colare sudore sullo stesso punto.
3 Maggio – Sebastiano Cuca, commissario del Santo Uffizio di Dorgali nel confermare la deposizione di Pirella affermò: « di aver toccato con la punta del dito le cosce del S.mo Crocifisso, che gli sembravano essere di carne palpabile e molle. Sangue sul mento della statua della Madonna e sulla mano destra della statua di San Giovanni. le tracce del sangue rimaste sul lino usato per detergere la santa immagine. posando un purificatolo sulle dette gocce di sangue del S.mo Crocifisso, alcune lasciarono un segno e altre, che erano più indurite, non lo lasciarono, e che applicata la pezzuola sul mento della statua della Madonna e sulla mano di San Giovani, restò su di essa una traccia di detto sangue o sudore…

Prodigi successivi al 1612

Maggio 1624 – In tale anno , precisamente il giorno della festa, ci fu un grave conflitto “ tra i militi della guardia e gente forestiera, in particolare di Ozieri. Durante questa rissa sono avvenute cose molto miracolose, perché pur sparandosi numerose archibugiate nella canna non si accendeva il fuoco e pur calando dei fendenti con le spade e con le daghe sulle persone, questi non venivano feriti…
….presa la daga diede una stoccata ad uno, che credette di averlo passato da parte a parte e invece non gli tagliò che un pezzo di veste… quando cessò la lotta e venne la giustizia non trovò né feriti né danni… e ciò fu considerato un grandissimo miracolo…
29 Maggio 1667 vi fu una essudazione di sangue alla presenza di tre sacerdoti, i quali richiamarono l’attenzione di altri fedeli.

Le animette che avevano deterso il sudore e il sangue del Cristo erano conservate in un reliquiario di ottone; nel 1880, il reliquiario è stato desigillato facendo scomparire la Sindone del Cristo di Galtellì.
Diverse sono state le indulgenze concesse nei secoli a chi si recava in pellegrinaggio presso il S.mo Crocifisso e avesse pregato devotamente secondo quanto richiesto o a chi per cause di infermità non potendosi recare al luogo avesse pregato devotamente d’innanzi a una immagine del S.mo Crocifisso.
Tantissimi sono i miracoli e le grazie concesse da Cristo ai devoti del S.mo Crocifisso, riportate negli atti e nelle testimonianze emerse durante il processo informativo del 1612. Essi non costituiscono che una parte dei segni prodigiosi. Si parla di persone guarite, della invasione dei mori respinta miracolosamente, di oggetti persi, di […].

[Fonte: Il Cristo di Galtellì, Ottorino Alberti]