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In un piccolo comune in provincia di Oristano, presso la parrocchia di San Bernardino da Siena, il 12 Aprile 1604, solennità della Pasqua, ebbe luogo un evento prodigioso oggi noto come Miracolo Eucaristico di Mogoro.
I fatti secondo la tradizione cristiana
Quel giorno, mentre il rettore sacerdote don Salvatore Spiga distribuiva la Santa Comunione, due uomini dai noti costumi dissoluti, si accostarono all’altare sebbene privi di confessione.
Ricevute le particole in bocca, le sputarono subito a terra perché (secondo quanto riferito successivamente dai protagonisti interrogati sull’accaduto) calde come carboni ardenti. Terrorizzati e doloranti per la lingua scottata, si dileguarono rapidamente.
Raccolte da terra le ostie, il sacerdote, vide con grande meraviglia che queste avevano lasciato la loro impronta sul pavimento della balaustra.
Piangeva il parroco, e quel popolo commosso riempì di gemiti e di lacrime la casa di Dio. Intanto giunse tale notizia al vescovo, e con sollecitudine il popolo lo pregava ad intervenire e constatare il prodigio.
Dalla traduzione italiana del “Florentum Alverninum” di padre Salvatore Vidal
La chiesa di San Bernardino da Siena fu da quel momento in poi meta di pellegrinaggio d’ogni dove, mentre la comunità mogorese si adoperò affinché l’evento fosse degnamente ricordato.
Una testimonianza dal passato
La porzione del gradino con impresse le due ostie venne rimossa per sottrarla all’usura del tempo. Fu riposta in un apposito armadietto dentro la struttura dell’altare maggiore come dimostra l’atto pubblico rogato dal notaio Pedro Antonio Escano il 25 Maggio 1686, con cui il rettore del comune oristanese stipulò un apposito contratto per la sua costruzione.
Oggi, la pietra prodigiosa è custodita in una teca d’argento sotto il nuovo altare consacrato nel 2005 cosicché i fedeli tutti possano vederla e tributarle ogni onore.
Il retablo perso e ritrovato
Cinque mesi dopo il Miracolo Eucaristico di Mogoro, fu commissionato al pittore tardo – manierista di Alghero, Francesco Pinna, un trittico sulla cui tavola centrale si trova la rappresentazione del prodigio e nelle laterali i santi Gavino e Antioco.
Nel 1960 le tavole del retablo vennero trafugate.
Nel 2011 l’opera fu recuperata dai carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale a cui vanno i nostri più cari ringraziamenti anche per averci concesso l’uso delle foto a supporto di questo articolo.