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L’11 Maggio ricorre la festa di Sant’Ignazio da Làconi, patrono della Diocesi di Oristano e degli studenti.

Fra Ignazio cappuccino, testimone della presenza di Dio in mezzo agli uomini, alle comunità della Sardegna, con l’umiltà, la povertà, l’esempio e il silenzio, faceva sentire la vicinanza e l’amore di Dio a quelli che lo incontravano. La sua figura di frate umile col capo chino, costantemente assorto nella preghiera del rosario, segno dello speciale legame con la Madre del Signore, è l’icona che sta nel cuore dei fedeli sardi.

Nato il 18 dicembre 1701, al battesimo fu chiamato Vincenzo. Era il secondogenito di nove figli di Mattia Peis e Anna Maria Sanna, gente povera ma cristiana, in quel paesetto di Làconi, in diocesi di Oristano. Una sorella fu clarissa, suor Agnese. A diciotto anni si ammalò gravemente e fece voto di entrare fra i cappuccini se fosse guarito. Entrò nel convento dei Novizi, presso la chiesa di San Benedetto a Cagliari, il 10 novembre 1721. Prese il nome di Fra’ Ignazio.

Il 10 novembre del 1722 fece la solenne professione religiosa. Fu trasferito da Cagliari al Convento di Iglesias e da qui peregrinò in vari conventi dell’Isola, quelli di Sanluri, Domusnovas, Oristano, Quartu Sant’Elena e poi nuovamente a Cagliari, presso il Convento di Sant’Antonio dove alloggerà sino alla morte.

Visse tra un fiorire di prodigi e miracoli. La sua morte avvenne l’11 Maggio del 1781 nel mese dedicato alla Madonna, quando le popolazioni della Sardegna manifestano la profonda devozione alla Vergine Maria venerata sotto diversi titoli.

Vogliamo qui richiamare alcuni episodi per evidenziare lo straordinario filiale amore di fra Ignazio verso la Madonna.  Fra’ Ignazio manifestò costantemente per tutta la vita una profonda devozione per la Madonna ed è questa una delle sue eredità alle popolazioni della Sardegna.

Durante il noviziato nel convento di San Benedetto a Cagliari, la disciplina fu dura. Fra’ Ignazio non si lamentò con alcuno, perché la sua confidenza nella intercessione della Madonna lo sollevava da ogni atto di scoraggiamento. Capitò però una volta che, essendo di turno come svegliatore d’ufficio, gli toccasse di rimanere alzato per i servizi notturni di portar l’acqua dal pozzo in camerata e di suonare la sveglia; ed ecco che una volta prima del mattutino, affaticato in simili faccende, si sentisse venir meno le forze salendo le scale, perché la grande brocca d’acqua che trasportava, che già altre volte non gli era sembrata così grave, gli pesò come se fosse di piombo e dovette fermarsi, ansante, in cima alle scale: di faccia in una nicchia c’era una Madonna di marmo, che era solito salutare con ferventi giaculatorie ed a quella rivolse lo sguardo con un grande sospiro:”Non ne posso più, Madonna mia! Datemi Voi la forza di resistere.” Fra Ignazio non si accorse di aver sospirato tanto forte da farsi sentire da un Frate che aveva il sonno leggero e che uscì dalla cella brontolando per quella sveglia anticipata, manifestando il suo malumore. Ma il colloquio proseguiva ed una voce si sentì che diceva:”Coraggio, figlio mio… abbi pazienza e pensa a quel che soffrì il mio Figlio divino.” Certo qualche altro frate sentì l’una e l’altra voce rendendosi conto che Fra’ Ignazio conversava con il Cielo ed il Cielo lo ascoltava e gli rispondeva.

La Madonna del Convento di San Benedetto parlò a Fra’ Ignazio. Questa tradizione è rafforzata da unanimi testimonianze di quel tempo. Questo è il motivo per cui la piccola statua fu sempre particolarmente venerata, tenuta in grande cura ed un bel giorno trasferita nel Convento Maggiore del Buon Cammino, in Cagliari, dove ancor oggi i fedeli La possono venerare. La chiamano la Madonnina di Fra’ Ignazio, ed è stata perciò incoronata e coperta di gioielli e d’offerte votive.

Un’altra vicenda ci narra di un frate, che non credendo alla decantata santità di Fra’ Ignazio, s’appiattò di notte in chiesa per spiare il cosiddetto “santo” in orazione. Costui, mentre pregava innanzi all’altare della Purissima, dopo qualche tempo si elevò di terra fino all’altezza della nicchia della Madonna. Il religioso incredulo si avvicinò quatto quatto, e gli toccò i piedi che erano freddi come di gelo». Ignazio restò cosi, elevato da terra, sino al segno di mattutino di mezza notte, allorché, disceso adagio adagio in terra, prese posto in coro per la preghiera comunitaria.

Un altro episodio ci presenta Ignazio ventunenne professo inviato nel convento di Iglesias. Lo confermano alcuni testimoni, indicandone l’incarico: dispensiere e cuciniere. Fu ad Iglesias che, un giorno, gli caddero inavvertitamente le chiavi della dispensa nei pozzo, mentre vi attingeva l’acqua per il refettorio. Ignazio s’inginocchiò, e recitò devotamente tre Ave Maria alla Madonna, calò giù il bigoncio, e ne attinse le chiavi suddette.